Dapper Dan, il sarto Hip Hop di Harlem

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Sai come si può definire quando una persona è destinata ad essere grande in quello che fa? Quando è in grado di imporre le tendenze e creare stili influenti dal nulla. La storia di Daniel “Dapper Dan” Day non è un racconto di una notte; è la storia della costruzione di un marchio che ha avuto influenza su una intera comunità e poi sulla vera e propria cultura Hip Hop.

Dapper Dan dentro la sua boutique
La boutique di Dapper dan

Dapper Dan è nato a Harlem, figlio di una casalinga e suo marito, un impiegato statale che si era trasferito a nord del Virginia nel 1910. Day cresciuto povero, il più giovane di quattro fratelli, da piccolo non aveva mai avuto dei vestiti, si potevano perlopiù definire stracci. Così, sono diventati una cosa davvero importanti per lui. Gli abiti avevano acquisito per Daniel un enorme valore.

“L’ abbigliamento potrebbe farmi davvero sentire qualcuno.”

Dapper Dan’ s Boutique

Nel 1982 apre la sua boutique, al 43 East Street 125, nei pressi di Madison Avenue. Inizialmente Day comprava delle giacche, vera pelle di agnello morbido con fodera di opossum, per rivenderle. Ma AJ Lester, che era il negozio più popolare di Harlem, vendeva le stesse giacche. Così fu fatto fuori nel giro di poco dai fornitori stessi. Rimase sconvolto, così ecco l’idea di produrre qualcosa di diverso. Di unico. Nel giro di una settimana, la boutique cominciava la sua trasformazione da semplice negozio in una fabbrica a servizio completo. A differenza dei grandi magazzini, Day aveva un acuto senso di quello che i suoi clienti volevano. Ha iniziato confezionando le sue giacche con pelle di volpe, per poi utilizzare sempre più tipologie e varianti.  Presto i suoi clienti iniziarono a competere tra loro, costringendo Day a trovare nuovi modi per rendere i suoi cappotti sempre più di originali e di lusso. Ma le pellicce erano troppo stagionali, così fece la mossa della pelle, del camoscio e tessuti più leggeri. Studiò i loghi di alta moda in serigrafie enormi, e poi, attraverso tentativi ed errori, trovò una vernice abbastanza tenace da aderire alla pelle da usare per i suoi esperimenti. Imparò in fretta come stampare sui tessuti, creando interi abiti stravaganti con falsi loghi Louis Vuitton e Gucci. Prima di allora aveva creato solo pezzi speciali utilizzando il materiale dal portafogli e borse che aveva acquistato presso i negozi reali. Uno dei suoi trucchi preferiti era di utilizzare finiture di design sulla pelle per trasformare un generico indumento, in un capo brandizzato. grif fendi per una auto dapper danIl logo di Louis Vuitton, che sembrava ragionevole su una valigia, sembrava surreale su un cappotto.
Per dieci anni, il negozio era aperto 24 ore su 24, ed è stato il go-to marketplace per lo stile di Harlem, un modo di vestire che ha avuto un proprio ecosistema. 
Ad Harlem creò il suo vero e proprio mondo del lusso. Tra giacche e abiti, cappelli e tappezzeria dell’ automobile; aveva allestito un garage, dove le auto potevano ottenere gli interni Gucci o Fendi, con tanto di copriruota custom. Naturalmente Day non era ignaro della possibilità che, alla fine, una delle società europee delle quali il logo era stato “knockato” avrebbero notato.

“Lo Sapevo fin dal primo giorno, ma io sono un giocatore d’azzardo.”

I Clienti di Dapper Dan

La classe media non poteva accettare quello che Dapper stava facendo. Solo i più rivoluzionari potevano capire. L’ Identikit del cliente tipo era più simile a quello di gangster e Artisti Hip Hop. Ma chi aveva il denaro? Gli artisti hip-hop non avevano i soldi. I gangster invece si, e chiunque segue i gangster. Anche gli atleti avevano soldi molto prima dei rapper. Atleti come Mark Jackson, Walter Berry e vari giocatori NBA, furono tra i primi clienti. Sul 125th Street, “gangster” e “rapper” non si escludevano a vicenda. Fat Joe, molto prima di ottenere un contratto discografico, guidò giù dal Bronx per fare acquisti da Dapper Dan:

LL Cool J posa per una foto con Dapper dan

LL Cool J e Dapper Dan

 “Mi ricordo di essere andato in un club di Manhattan a camminare con la mia tuta Dapper Dan, in rosso-e-bianco Gucci, con i miei gioielli”, dice. “Mi guardavano, come dire ‘Chi è questo?  Devo essere qualcuno ‘. Ero solo un negro con un Dapper Dan. La tuta mi ha reso famoso. Nel 1985, LL Cool J si presentò presso il negozio, presentato da uno dei gangster che garantì la sua futura Fama. Presto Dapper divenne il punto di riferimento per icone hip hop del calibro di Salt-N-Pepa, Bobby Brown ed Eric B & Rakim. Bypassando un sistema moda degli Stati Uniti che non era esattamente incoraggiante del talento nero, al momento. Tra i suoi clienti più famosi Mike Tyson, Floyd Mayweather Jr, Jay Z , Diddy e Nelly. A un certo punto ci fu una credenza generale nell’ hip hop, cioè che per gli artisti era obbligatorio possedere uno dei suoi abiti per poter essere rispettati. Questa è un’altra cosa che cresce fuori dal ghetto. Fa parte del rap game, anche oggi, millantare le ricchezze materiali. Nel rap di quel tempo, se la tua intenzione era di dire che ce l’hai fatta, dovevi avere i gioielli, l’auto e gli abiti di Dapper Dan.

una giacca dapper dan per tyson
dapper dan confeziona la divisa per mayweather

La Chiusura di Dapper Dan

Tutto nacque dalla rissa tra Tyson e Green avvenuta proprio nei locali di Harlem, ritrovatosi entrambi nella stessa notte alla corte di Dapper Dan per reclamare i loro capi. Era il 1988 e delle foto della colluttazione saltarono agli occhi degli avvocati del copyright, le quali ritraevano Tyson indossare una strana giacca Fendi. Ma nessun rappresentante della famosa Casa aveva mai visto una giacca simile. Quello che successe fu devastante. Sotomayor, avvocato di Fendi fece irruzione nel negozio alle 9.00 del mattino, poco dopo fu messo sotto sequestro tutto quanto e si diressero direttamente alla Corte d’Appello. Ben presto la maggior parte delle etichette i cui loghi erano stati riprodotti iniziò un’azione legale nei suoi confronti. Dapper Dan fu costretto a chiudere i battenti nel 1992.  Dopo la chiusura della boutique, Day ha continuato dei lavori per i clienti privati in tutti gli Stati Uniti. Degli attenti appassionati di hip hop avranno sicuramente notato le sue opere. Nel 2001, ai Grammy Awards, Nelly si presentò indossando un cappotto sportivo Louis Vuitton in pelle con corrispondenti pantaloni loggati. E in “Let ‘s Get It”, un video musicale che rese popolare la danza originale “Harlem Shake”, Sean (Diddy) Combs e gli altri rappers indossano abiti Fendi che hanno l’aspetto distinto della 125th Street.

Oggi, Day, che potenzialmente si avvicina ai 70 (non confermerà mai la sua età esattamente), è abbastanza assetto per tirare fuori quello che avrebbe indossato nel sui 20 anni, e non crede ci sia un modo di vestire per età. Tutto dipende dall’incontro che si deve avere e l’impressione che vuole fare. Oggi prende parte alle Fashion week di NY e incontra artisti e stilisti come Pharrel Williams o Kanye West per discutere con loro il valore dello stile rivoluzionario.

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