Elogio al Playground

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Un padre che porta il figlio al parchetto dietro casa, un torneo estivo (tòh, Bixinaus!) con una dozzina di squadre e molti più spettatori, io che cerco disperatamente di migliorare il tiro da fuori con una serie di liberi in solitaria, uno dei 700 3vs3 organizzati dalla FISB ogni anno, in Italia, per rinnovare il movimento cestistico: sono tutti esempi di street basket o di playground, che vi piaccia o no. Traducendo, molto semplicemente: un gioco all’aperto sul campo da pallacanestro. E lasciamo stare tutti quei ragazzini che vedono un pavimento in cemento e simulano due porte, usando la palla da calcio: sono davvero troppi e per loro, come per quelli dei piani alti, c’è l’erba. Da Maggio a Settembre, quando i campionati finiscono e serve qualcosa per occupare il sabato o la domenica, il ritrovo per i veri appassionati di basket è sempre lo stesso. Il campetto.

playground al tramonto

Tranne quando piove

Qualcuno può pensare che la pallacanestro nasca proprio come sport da strada, ma i bene informati sanno che non è così. E’ il 1891: James Naismith piazza il primo cestino della frutta sull’estremità della palestra di Springfield, nel Massachusets. L’obiettivo era trovare un gioco alternativo alla semplice ginnastica e che potesse coinvolgere tutti gli studenti, in particolare coloro che praticavano il Football, a riposo nei mesi invernali. In realtà, come suggerisce mio padre, nel Bel Paese i campi indoor non erano così frequenti, almeno sino a qualche decennio fa: una volta c’era il mito dell’oratorio, e non si contano le squadre nate negli anni ’50 e ’60 quasi per caso, con gli amici di sempre, subito dopo la messa domenicale. E’ l’esempio dell’Urania Milano, società storica del basket lombardo, fondata nel 1952 nel campo di Piazza S. Maria del Suffragio. Canotte attillate, pantaloni lunghi, occhiali Hipster: 65 anni dopo, la prima squadra gioca in serie B e il 17 Febbraio andrà di scena a Cagliari, contro l’Accademia. A guardare queste immagini, lo avreste mai detto?

Video vietato ai minori di anni 65

Eh, già. Sono cambiate parecchie cose da quegli anni al giorno d’oggi, l’abbigliamento è solo la punta dell’iceberg. Si giocava sempre, anche con qualche goccia di pioggia o una timida spruzzata di neve, e le temperature inferiori allo zero: in alcune zone del Sud Italia, ad esempio in Sicilia, ancora nel 2017 alcune squadre non dispongono di una palestra, e sono costrette a disputare le partite di campionato all’aperto. L’importante è coprirsi bene, insomma: del resto, ci sono tantissimi palazzetti dove non esiste il riscaldamento, e fa molto piú freddo dentro, che fuori…

Non servono parole

inverno nel playground
dei ragazzi posano sul playground

Se poi gli amici sono tanti, è anche meglio.

Ecco, c’era bisogno di un piccolo flashback per introdurre il nostro elogio al campetto. Ho sempre pensato che l’idea di vestirsi, e uscire per passare un pomeriggio con la palla a spicchi sia un qualcosa che si ha, o non si ha: nonostante tutti gli interessi che si possono avere, e le tecnologie che hanno cambiato drasticamente il nostro modo di essere, tanti ragazzi appassionati di pallacanestro mettono il playground in cima alle loro preferenze, quando si chiede loro quale sia la maniera migliore per occupare il tempo libero. È qui che si smaltiscono le birre del sabato sera, qui nessuno potrà mai criticare il tuo gioco e, soprattutto, è proprio fra un canestro e l’altro che ti rendi conto di aver conosciuto, forse, le piú importanti della tua vita… e sembra impossibile, ma, in alcuni casi, anche l’amore.

In questo contesto, spesso e volentieri si parla di “giocatori da campetto”, per definire quei cestisti che hanno  le qualità per fare la differenza sul cemento, ma che non sono altrettanto efficaci sul parquet, o sul linoleum. Il mondo ne è pieno: il filippino alto un metro e mezzo con un cross-over fulminante; il vecchio over50 che non si muove di un metro sia in attacco che in difesa, con un piazzato infallibile dalla media distanza; l’under che nessuno conosce e che viene lasciato tirare, ma che, alla fine della prima partitella, sembra la reincarnazione di Larry Bird; il giocatore fisico che pratica un altro sport e non conosce neppure le regole del basket, però ti bussa in difesa come un tamburo e va a rimbalzo come se ci fossero dei soldi sul ferro. Ci sono delle regole non scritte, che valgono per tutta l’Italia: ad esempio, la squadra che vince rimane in campo, bisogna vincere con uno scarto minimo di 4 punti (due possessi), se ci sono troppi ragazzi fuori che aspettano il proprio turno è la roulette dei tiri liberi a sancire chi giocherà la prossima partita. E questo è il motivo per cui, nelle giornate più affollate, c’è chi arriva cambiato subito dopo pranzo, e non vede la palla fino all’ora di cena.

playground in Dubrovnik
Ragazzi giocano sul playground

L’evoluzione della partitella è il torneo. Chi vi scrive ha avuto la fortuna di fondarne uno e, nonostante gli amici che hanno dato una mano per la buona riuscita, la fatica è stata pari alla soddisfazione finale. Per molti èun evento, addirittura una tradizione: passare le serate estive fra un tiro a canestro, una Moretti e un hot-dog, incontrando i giocatori delle varie squadre e scambiando due parole su cosa è andato bene o male della stagione appena trascorsa, pensando a quella successiva. I premi, se c’è in palio qualcosa, sono sempre gli stessi: affettati e formaggi, casse di birra e, per i più “fighetti”, zaini o articoli sportivi. All’interno della manifestazione, la parte più delicata gestita dagli organizzatori è quella legata all’arbitraggio: c’è chi risolve la questione chiamando due “grigi” ufficiali, chi lascia fare agli stessi giocatori e chi, invece, si serve di un moderatore, che deve prendere in mano la situazione ogni volta che si assiste ad un episodio dubbio. Se il torneo ha avuto successo, lo si capisce dal pubblico della serata conclusiva. Quello più celebre si tiene ai “Gardens” di Bologna fra la fine di Giugno e la metà di Luglio, che coinvolge tanti professionisti di serie A: l’ultima finale si è disputata un venerdì, ma erano presenti quasi 2000 persone!

Playground a Bologna

 Uno scorcio del torneo dei “Gardens” a Bologna

Nel corso del tempo, alcuni playground sono diventati veri e propri luoghi di culto. La musica e il cinema hanno fatto la loro parte: Neffa ha scritto una canzone su “Il campetto” quando cantava con i Messaggeri della Dopa, Woody Harrelson e Wesley Snipes sono amici/nemici nella commedia anni ’90 “White men can’t jump” (tradotto in italiano “Chi non salta, bianco è”). Se il sogno di tanti ballers è quello di stracciare la retina a Rucker Park, il fondo più famoso di New York, c’è chi preferisce il clima e il sole di Venice Beach, in California. A Dubrovnik hanno eretto un campo a regola d’arte, ed è arte allo stato puro quella che si può vedere a Parigi, o nella nostra Alessandria. A volte, però, basta solo una boccia sgonfia e un tabellone rovinato per sentirsi liberi. Dai su, ora non hai voglia di fare due tiri?

Playground alessandria
Playground estivo

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