Il primo Snapback e il suo pioniere Babe Ruth

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Lo Snapback, è un termine slang per definire il cappello da baseball regolabile sul retro. La storia dello snapback è conosciuta solamente per essere stato riconsiderato un oggetto fashion negli ultimi decenni, in cui esponenti della scena hip hop lo hanno mostrato in video musicali e reso parte del loro outfit. Ma pochi sanno che delle prime versione dello snapback giravano già attorno agli inizi del 1900. La sua popolarità risale agli anni ’30 con il leggendario Babe Ruth, all’anagrafe George Herman Ruth, giocatore di baseball statunitense. Fu il primo giocatore a battere 60 fuoricampo in una stagione, e il suo record rimase imbattuto per 34 anni. Fece parte della squadra degli All Stars della American League nel 1933. Fu uno dei primi cinque giocatori ad essere inserito nella Baseball Hall of Fame. Negli Stati Uniti è considerato una leggenda del baseball.

una palla da baseball autografata dal pioniere dello snapback
un modellino di babe col suo iconico snapback

La storia di BABE e il suo primo SNAPBACK

Dire che il piccolo George era un bambino birichino sarebbe un eufemismo. Marinava la scuola, bighellonava per strada, commetteva piccoli furti. A sette anni beveva, masticava tabacco, ed era ormai sfuggito al controllo dei genitori. Alla fine il bambino venne mandato in una scuola gestita da frati, la St. Mary’s Industrial School for Boys. Qui incontrò Padre Matthias, cheuna caricatura ritrae babe con il suo snapback divenne la figura più influente della sua vita. Fu Padre Matthias ad insegnargli il gioco del baseball, lavorando per ore su battuta, difesa e, in seguito, i lanci. E fu proprio il Frate a regalare a Babe il suo primo berretto. Da allora George decise che ogni partita sarebbe sceso in campo con quel particolare accessorio. Nel 1914, grazie all’amicizia
di Padre Matthias con  Jack Dunn (proprietario e manager dei Baltimore Orioles) Babe venne ingaggiato, a soli 19 anni. Il ragazzo si guadagnò da subito il posto in squadra, e il soprannome “Dunn’sBabe” (il bambino di Dunn) per il suo talento precoce e gli atteggiamenti infantili. 
Ma la sua esperienza a Baltimora durò poco, con qualche problemino finanziario di troppo, per far tornare i conti, Dunn fu obbligato a vendere i suoi giocatori migliori, e cedette Ruth ai Boston Red Sox, per una cifra mai dichiarata.
Con Babe i Red Sox vinsero le World Series del 1915, e nei 5 anni di permanenza a Boston i suoi numeri abbatterono ogni record: 29 fuoricampo in una sola stagione, con una media battuta di .322 e 114 punti battuti in casa. Il 3 gennaio 1920 Babe Ruth fu ceduto agli Yankees.

Babe è un marziano e tutti vogliono il suo snapback

Quando il campionato cominciò era diventato il terrore dei lanciatori,tutti i componenti degli yankees indossano il famoso snapback con ottime statistiche d’attacco stagionali, tra le migliori mai registrate. Oltre ai 54 fuoricampo, con cui frantumò il suo precedente primato, ottenne una media battuta di .376, 137 punti battuti a casa. Rubò 14 basi, e la sua straordinaria media bombardieri di 0,847 rimase record imbattuto per più di ottant’anni. Con la sua ascesa ai vertici della popolarità anche il suo tipico cap iniziò a riscuotere successo.
Il classicissimo snapback NY che nel giro di poco tempo divenne il copricapo ufficiale dei giocatori di New York.  E proprio in quegli anni partì la proposta di vendere al pubblico gli stessi cappellini che i giocatori indossavano durante le partite. Operazione di marketing che si rivelò una grande mossa, tanto che le prime due produzioni di snapbacks andarono sold out immediatamente. Nel 1921 Babe Ruth fu invitato alla Columbia University per sottoporsi ad una serie di test. I risultati furono strabilianti. I dottori scoprirono che il lancio che riusciva a colpire con la massima potenza era appena sopra al ginocchio, sull’angolo esterno. E quando centrava il colpo, in assenza di vento, la palla arrivava a 140-150 metri. Risultò primo su 500 in un test clinico di fermezza. I suoi occhi rispondevano agli impulsi luminosi in una stanza buia più velocemente di una persona media, il che era molto utile per individuare la palla non appena lasciava il guanto del lanciatore. La scienza confermava quello che gli appassionati di baseball già sapevano: Babe Ruth era nato con doti soprannaturali. Per dirla con le parole del suo compagno di squadra Joe Dugan:

“Nato? Diavolo, Babe Ruth non è nato! Quel figlio di puttana è caduto da un albero!”

LO SNAPBACK è SEMPRE Più RICHIESTO MA BABE…

  • Nel 1922 venne sospeso per le prime sei settimane della stagione, per aver infranto la regola imposta ai partecipanti alle World Series di non prendere parte agli Exibition Tour.
  • Al rientro dopo la squalifica Ruth, fu nominato dalla dirigenza degli Yankees primo capitano in campo della squadra.
  • Cinque giorni più tardi, il 25 maggio, fu espulso per aver contestato la chiamata dell’arbitro, e peggiorò la situazione salendo sugli spalti per affrontare uno spettatore che lo infastidiva.
  • Gli venne ritirata la nomina a capitano e fu sospeso altre tre volte nella stessa stagione.
  • Nel 1925 nonostante i suoi numeri ancora strabilianti sembrava non essere più il professionista dei primi anni e anche la sua vita privata non era tutta rose e fiori. Si separa dalla moglie e si lascia andare ancora di più ad uno stile di vita da celebrità. L’amore per il buon cibo andava di pari passo con la passione per gli alcolici (al tempo illegali), in aggiunta alla vita notturna e alle donne.
  • Soltanto un anno dopo torna ad essere competitivo come non mai e nel 1927 realizza ben 60 fuoricampo. In gara 3 delle World Series del 1932, che vedevano gli Yankees contro i Chicago Cubs, Ruth realizzò uno dei fuoricampo più celebri della storia del baseball.
  • Il 25 maggio 1935 Babe Ruth fece il suo 714° fuoricampo, l’ultimo in carriera, un record che durò per 39 anni.
  • Il 2 giugno annunciò il suo ritiro.
ny snapback indossato da babe
i ricami all'interno dei jersey e dello snapback

LA POPOLARITÀ DELLO SNAPBACK DAL MONDO DELLO SPORT AI VIDEOCLIP MUSICALI

Grazie al Mito di Babe Ruth, gli appassionati di baseball hanno iniziato ad utilizzare lo SNAPBACK come accessorio. Moda poi estesa ad altri sport di squadra, tra cui pallacanestro, hockey e football americano. Le aree urbane come New York e Los Angeles furono la culla della diffusione del famoso cappellino, dalla east alla west coast tutti volevano uno snapback. La gente della west coast cominciò a indossare modelli che rappresentassero Compton.
Dall’altra parte degli states, gruppi come i Mobb Deep customizzavano lo snapback con i simboli di alcuni sobborghi, come Brooklyn o Queens. Tutti indossavano lo snapback, lo matchavano all’outfit e li collezionavano, per averne uno diverso ad ogni occasione.
Negli anni in cui i rapper cominciavano a portare in auge lo snapback tra la gente, anche lo sport contribuì facendo la sua parte. Modelli sportivi presi d’esempio da ragazzini apparivano in tv indossando il loro snapback. Più lo snapback girava, più era richiesto.  
Grossi brand replicarono i modelli indossati dagli sportivi più famosi. E chi era il più famoso nei ’90 se non Michael Jordan? Dopo il suo canestro più famoso (che gli fece aggiudicare la vittoria contro i Cavaliers e vincere la finale di NBA) Micheal indossò il suo snapback Gatorade per fare le interviste post-partita. La domanda di repliche di quel modello, inutile dirlo, sono andate all’infinito e oltre.

Alla fine del secolo lo snapback andò fuori moda e tornarono i fitted cap. La differenza tra i due cappellini è che lo snapback è regolabile, mentre ogni fitted ha una sua taglia. Alcuni store smisero proprio di vendere lo snapback, fino a che.. nel 2011 l’aria cambiò. Chris Brown e Tyga escono con una canzone intitolata ‘Snapback Back’; entrambi tirarono fuori dall’armadio il cappellino con cui erano cresciuti, e lo indossarono nel video del singolo. Non passò molto tempo che il video diventò virale e la domanda del pubblicò tornò viva e forte. La moda continuò, da Jay Z, a Kanye West. Improvvisamente, lo snapback era tornato alla ribalta.

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